IL SIMBOLO ME.NA.BI.® è IL CARATTERE CINESE YI CHE SIGNIFICA "MEDICINA"
I primi caratteri cinesi comparvero come iscrizioni oracolari su ossa di bue e gusci di tartaruga, avevano la forma di pittogrammi e segni di scrittura primitiva. Molte di queste ossa oracolari sono state trovare per caso fra le rovine di Anyang nella regione di Henan. In tempi successivi vennero usate a scopi medicinali con il nome di "ossa di drago".
E' chiaro che le scritte di allora erano eseguite con caratteri abbastanza diversi, ma gli studiosi affermano che già a quel tempo gli antichi cinesi avevano preso coscienza della malattia e dell'importanza delle cure.
Su queste antiche incisioni compare un simbolo che rappresenta il carattere jiu (vino) che in cinese identifica tutti gli alcolici e che veniva utilizzato come medicinale.
Risalendo all'origine del carattere yi ci troviamo di fronte ad una storia singolare che mette in relazione il vino con la medicina.
Infatti secondo il " dizionario analitico dei caratteri", il più antico della lingua cinese, l'ideogramma è composto da due parti, la superiore rappresenta l'immagine di un uomo malato e la parte inferiore è il carattere jiu appunto che vuol dire vino. Pertanto l'intero carattere oltre a suggerire l'esistenza di un metodo particolare di trattamento, dimostra l'affinità tra il vino e la medicina. Questa affinità possiamo vederla tradotta in chiave moderna come la capacità dell'alcool di estrarre sostanze vegetali, "disinfettarle" e permetterne la conservazione finalizzata alla terapia.
Dr. Leonardo Paoluzzi
Colui che cerca non cessi dal cercare, finchè non trova; quando troverà sarà commosso; e quando sarà stato commosso contemplerà e regnerà sul tutto
E. Pagles, I Vangeli Gnostici
Un'ideogramma che vuole esprimere (di là dal senso letterario) l'unione fra il Cielo e la Terra, fra il tempo e la trasmissione, fra il visibile e l'invisibile; la ricerca di un punto di contatto con l'assoluto, inteso non come dato, ma come sprone per una continua progressione. Un'ideogramma dal sapore gnostico, scelto al servizio dell' ex opere operato di nomi, suoni, gesti ed azioni, che si indirizzano verso il superamento dell'oscurità e della confusione dei sistemi, attraverso la molteplicità ed il sincretismo degli apporti e degli approcci.
Com'è noto, nella storia greca arcaica, la parola mutos designa una storia vera, il cui significato è estremamente prezioso perché sacro ed esemplare. In epoche posteriori a quelle di Omero e di Esiodo, e quindi dopo il secolo VII a.C., il mito incomincia ad essere svuotato dei significati religiosi e separato da ciò che propriamente si considera reale. Prende il suo posto il pensiero razionale (lògos) e quindi il pensiero storico (historìa): la nozione di mito finisce con l'indicare «ciò che non è reale» . Ed il mito, come una possibilità di accedere al "reale", si esprime attraverso il simbolo. Uno dei simboli più diffusi in Occidente ed Oriente è l'interazione fra Cielo e Terra, espressione di tutto quanto sta sopra e di tutto quanto sta sotto, dello spazio e del tempo, del percorso dentro e fuori di noi. In quel passaggio storico che avviene in occidente con i Pitagorici, lo spostamento dal simbolo linguistico al linguaggio scientifico e si registra la prima "decadenza" del significato del mito . Il simbolo, invece, da noi assunto, vuole essere il viatico per una conoscenza non solo logica, ma "mitica", simbolica, in grado di aderire alle "atmosfere" dei contenuti e non solo ai significati letterari degli stessi. In definitiva, e citando Italo Nostromo, vuole essere l'espressione gravifa 8e l'assunto filosofico) di una nostra radicata convinzione: "dipingere con le parole è il vero linguaggio e quando si tenta di interpretarlo, il tentativo risulta inferiore".
Dr. Carlo di Stanislao
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