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CHI SIAMO

Oggi la medicina è dominata dalla clinica che ha nella diagnosi la sua finalità costitutiva. Mi sembra questo il paradigma kuhniano entro il quale il medico opera e appare lontana l'epoca di una "rivoluzione scientifica" umanistica capace di toglierci gli occhiali clinici per poter intravedere nuovamente l'anima. Solo l’antropologia, fra le scienze umanistiche concepite dal mondo occidentale, mi pare oggi in grado da scioglierci  da questo insidioso limite e stringente vincolo esiziale.
Tobie Nathan, maggiore esponente della scuola etnopsichiatrica francese, identifica due conseguenze catastrofiche del funzionamento del pensiero scientifico:
"La prima è che, saldando il sintomo alla persona, la si separa dai suoi simili". Quando la persona è tutt'uno col suo sintomo diventa diversa dai suoi congiunti (padre, madre, fratelli), perdendo le sue appartenenze familiari, etniche e linguistiche. Diventa “oggetto di esperti” i quali, del resto, talvolta ne rivendicano il possesso.
La seconda è del tutto evidente: farmacologi e psicoterapeuti possono dialogare all'infinito, anche solo per criticarsi reciprocamente. Riescono a dialogare perchè si intendono sull'essenziale -il sintomo deve saldarsi alla persona - mentre divergono sulla ripartizione delle parti elementari che rendono possibile il meccanismo di assegnazione del sintomo alla persona (struttura del cervello per i primi, struttura della psiche per i secondi).

Recuperare una dimensione unitaria ed antrologica è in sostanza il nostro scopo.
Noi riteniamo che l’Università debba essere il luogo in cui si misurano opinioni diverse, in un’affannosa e mai stanca ricerca di un punto d’equilibrio e di verità. Come scritto dalla Commissione sul “Ruolo delle Università”
della UE, nel 2003:
un’Università deve porsi il compito di “di ottimizzare i processi che stanno alla base della società e della conoscenza”.
Inoltre, al suo compito fondamentale di formazione iniziale, l’Università deve rispondere adattandosi alle necessità nuove in materia d’istruzione e formazione, che emergono con i cambiamenti dei dati e delle società . Fra queste si contano esigenze crescenti d’istruzione, non solo scientifica e tecnica, fatta di competenze trasversali e di possibilità d’apprendimento lungo tutto l’arco della vita, che richiedono una più grande permeabilità tra le componenti e i livelli dei sistemi d’istruzione e di formazione.

Per questo abbiamo istituito la Libera Università di Medicina Naturale e Biomediche®, con competenze e proposte varie, attiva nella didattica, nella ricerca e e nella formazione continua, capace di confrontare e tenere conto di vari linguaggi e differenti contributi, in cui ogni diversità sarà esaminata e guardata come una risorsa ed un valore aggiunto. Va ricordato (e riconosciuto) che le Università Europee hanno trascorso la seconda metà del 20° secolo, senza rimettere davvero in discussione il proprio ruolo o la natura del loro contributo alla società. Occorrono pertanto nuove Istituzioni (anche libere), di livello scientifico, culturale e formativo di tipo “alto”,
capaci di raccogliere la sfida di una formazione e di una ricerca al passo coi tempi, ma anche in grado di guardare al passato e ai valori non solo biologici, ma anche antropologici dell’uomo.

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